Il Misery Index di Confcom (MIC) (link al documento integrale in pdf) elaborato dall’Ufficio Studi, ha registrato un nuovo incremento a settembre, salendo a quota 12,2 punti rispetto al 11,8 del mese precedente. L’ampliamento dell’area di sofferenza economica è guidato principalmente dalla spinta inflazionistica sui beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, la cui crescita su base annua è passata dal 4,3% di agosto al 5,3% di settembre.
A determinare l’accelerazione dei listini sono soprattutto i rincari dei prodotti energetici e degli alimentari freschi, a cui si aggiungono, da inizio estate, le tensioni sui prezzi di alcuni beni tecnologici causate da criticità strutturali del comparto. Questa pressione inflazionistica è stata compensata solo in parte dalla tenuta del mercato del lavoro, che mostra un tasso di disoccupazione ufficiale stimato al 5,9% e un tasso di disoccupazione esteso, comprensivo della cassa integrazione, stabile al 6,6%.
Le prospettive per la parte finale del 2026 indicano il rischio di un ulteriore trasferimento dei rincari ad altri settori merceologici. Un scenario che potrebbe condizionare le decisioni di spesa delle famiglie durante i mesi invernali, con possibili riflessi negativi sui consumi e sui ritmi di crescita economica complessivi.