Si è svolta il 16 e il 17 aprile 2024 la ventitreesima edizione del Forum Confcommercio, realizzato in collaborazione con The European House – Ambrosetti, dal titolo I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000.
Presidente Sangalli: “Crescita lenta, serve accelerare sulle riforme”
Leconomia italiana cresce lentamente. Nessun allarme, ma fondate preoccupazioni. È vero che da una parte nei primi mesi del 2024 emergono importanti segnali favorevoli ma al contempo i consumi, che valgono il 60% del Pil, continuano ad essere deboli e cè la debolezza della produzione industriale, soprattutto per la flessione dei beni di consumo. È il quadro tracciato dal presidente confederale, Carlo Sangalli, allinizio del suo intervento in occasione della conferenza stampa di apertura del ventitreesimo Forum di Confcommercio. Ma le preoccupazioni più forti, nel medio termine, sono i significativi gap rispetto ai Paesi europei in termini di calo demografico, di tassi di partecipazione al lavoro, in particolare quello femminile, e di produttività, come emerge dalla ricerca dellUfficio Studi presentata nelloccasione. E nel complesso le indicazioni congiunturali non aiutano a tracciare un percorso di ripresa, ha proseguito Sangalli sottolineando che appare ottimistica la valutazione contenuta nel Def per il 2025 di una crescita dell1,2% senza la conferma dei tagli al cuneo fiscale già in vigore per il 2024. Per raggiungere quellobiettivo, infatti, è decisiva la conferma della riduzione delle aliquote e del taglio al cuneo contributivo e per aiutare la crescita per lanno in corso una bella mano potrebbe giungere dalla Banca Centrale Europea nella riunione del prossimo 6 giugno: chiediamo un segnale di coraggio, con una riduzione dei tassi di mezzo punto percentuale, largamente coerente con le valutazioni che la stessa Banca Centrale fa tra laltro in termini di riduzione dellinflazione.
In ogni caso, per il presidente di Confcommercio, sulla crescita bisogna puntare, non cè un piano B, utilizzando tutte le leve possibili, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. In particolare va accelerata la realizzazione delle riforme e degli investimenti legati al Pnrr, che è unopportunità irripetibile per rendere lItalia più moderna, efficiente, inclusiva, aperta allinnovazione. E occorre andare avanti anche sulla riforma fiscale e giungere alla sua completa realizzazione: riduzione del carico e semplificazione delladempimento ne sono cardini irrinunciabili. Bene, dunque, la riduzione delle aliquote Irpef in termini di minore carico tributario e maggiore reddito disponibile, misura che va però certamente resa strutturale. Confcommercio auspica poi la conferma della riduzione del cuneo contributivo anche per il 2025, come peraltro annunciato dal Governo e condivide lidea di estendere la riduzione del carico fiscale al ceto medio. Sarebbe una boccata di ossigeno in grado di sostenere i consumi e, quindi, di incidere positivamente su occupazione e crescita.
Infine lEuropa, perché unUnione Europea competitiva sulla scena globale costituisce un fattore essenziale per la stabilità politico-economica, per la qualità della vita dei cittadini e per la crescita sostenibile delle sue imprese. Per Sangalli va costruito un ecosistema favorevole per la creazione e lo sviluppo delle imprese nel mercato unico, mentre per il progetto economico europeo sono cruciali le sfide della doppia transizione verde e digitale e dei connessi investimenti adottando un approccio pragmatico, fondato su valutazioni di impatto, criteri di gradualità e di sostenibilità economica e sociale, principio di neutralità tecnologica e strumenti finanziari di incentivazione e di accompagnamento per territori, imprese e cittadini.
Dopo aver chiesto un rinnovato impegno sulla questione immigrazione, Sangalli ha concluso evidenziando che le elezioni europee del giugno 2024 costituiranno uno snodo democratico decisivo per giungere a decisioni coerenti con la necessità e lurgenza di un progetto europeo caratterizzato da maggiore autonomia strategica e volto a promuovere la competitività delleconomia europea a livello globale.
L’approfondimento realizzato dall’Ufficio Studi Confcommercio
In Italia cè un importanteproblema demografico (tra il 2014 e il 2023 la popolazione in età lavorativa è scesa dell1,4%) e di produttività del lavoro (solo +7,2% tra il 1995 e il 2022) che ne penalizza la performance economica. Come se ne esce? Migliorando i tassi di partecipazione e di occupazione, ovvero aumentando il numero di quelli che vogliono lavorare tra quanti possono farlo e alzando la quota di quanti lavorano tra quelli che vogliono lavorare. Più nello specifico, bisogna favorire la partecipazione femminile al mondo del lavoro, soprattutto nel Meridione (nellUnione Europea è al 60,2% contro il 49,3% del nostro Paese). È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge da LItalia in Europa, perché non siamo competitivi, la ricerca dellUfficio Studi Confcommercio presentata daldirettore Mariano Bella nella conferenza stampa di apertura della ventitreesima edizione del Forum I protagonisti del mercato e gli scenari dellanno 2000.
Ma entriamo nel dettaglio: negli ultimi dieci anni la popolazione italiana tra i 15 e i 74 anni è scesa di oltre un punto percentuale a fronte del 4,4% della Francia e al +2,1% della Germania. Ciò ha un evidente impatto sulloccupazione e quindi sul benessere economico, visto che ogni anno che passa il bacino della forza lavoro potenziale si riduce di 100mila unità: non è un mistero ha sottolineato Bella – che non si trovino lavoratori. Per uscirne, la migliore risorsa che il nostro Paese ha a disposizione sono appunto le donne: basti pensare che eguagliando il tasso di partecipazione femminile al valore della Ue-27 avremmo 2,2 milioni di occupate in più. Per farlo, occorrerebbe recuperare un divario percentuale con lEuropa che su base nazionale è di 11 punti, che salgono a 23 se si guarda unicamente al Mezzogiorno. La soluzione percorribile, dato che levidenza empirica internazionale dice senza ambiguità che più le donne partecipano al mercato del lavoro più fanno figli, è quella di aumentare gli asili nido, le politiche per la genitorialità, la formazione per permettere alle donne di poter scegliere liberamente cosa fare delle loro vite: è la principale, se non lunica, opzione disponibile per ricominciare a crescere in termini di forza lavoro potenziale. Non sarà facile e non accadrà subito: ma, se non cominciamo non raggiungeremo mai lobiettivo, ha detto Bella.
Una possibilità di crescita, complementare a quella dellespansione della forza lavoro, è laumento della produttività, che tra il 1995 e il 2022 è aumentata in Italia cinque volte meno che in Germania e sette volte meno che in Francia. Non perché i lavoratori italiani siano scarsi o sfaticati, ma a causa del contesto in cui operano lavoratori e imprese, come le scarse performance della PA in termini di efficacia ed efficienza e il sotto-investimento, pubblico e privato, in formazione, istruzione e tecnologia. È colpa anche delle imprese, perché in fondo, il prodotto per lavoratore dipende anche dalla quantità e dalla qualità del capitale che gli viene messo a disposizione per lavorare.
Detto che nellultimo anno e mezzo lItalia ha combattuto con grande successo laumento dellinflazione e che dunque è ora di un taglio dei tassi importante (gradiremmo il 6 giugno non 25 punti base di taglio, ma un bel mezzo punto, giusto per celebrare una politica ben riuscita e rendere altresì coerenti previsioni e azioni) il direttore dellUfficio Studi di Confcommercio ha concluso con laggiornamento delle previsioni macroeconomiche: il Pil crescerà dello 0,9% nel 2024 e dell1,2% nel 2025, con i consumi rispettivamente a +0,9% e a +1,1%, mentre linflazione si collocherà all1,3% questanno e all1,7% nel 2025.
Tajani: “Il Governo vuole favorire la crescita, puntiamo sulle imprese”
È stato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio nonché ministro degli Esteri, il primo a intervenire ai lavori del Forum Confcommercio di Villa Miani come prologo al panel Ancora guerra e pace: il ruolo dellEuropa. In questo momento storico caratterizzato da due scenari di guerra occorre tenere i nervi saldi e serve un tessuto imprenditoriale forte. Come governo faremo di tutto per mettere le imprese in condizione di affrontare le difficoltà, perché senza di loro non cè lavoro e non cè crescita. In particolare, ce la stiamo mettendo tutta dal punto di vista della pressione fiscale, per snellire gli adempimenti burocratici e per assicurare stabilità a chi intraprende, ha detto.
Commentando le risultanze dellindagine presentata dallUfficio Studi di Confcommercio in mattinata, Tajani ha poi sottolineato che è finita la stagione dellaumento dei tassi di interesse, che certo non ha agevolato gli imprenditori, è giunto il momento di cominciare ad abbassarli. Nello stesso tempo serve è vero – una politica economica orientata alla crescita e bisogna mettere in condizione le famiglie di fare i figli, è una vergogna che le donne vengano pagate meno degli uomini per fare lo stesso lavoro oltre che un danno per la società.
Il vicepresidente del Consiglio ha concluso evidenziando che il Governo vuole favorire la crescita, vogliamo dare a chi intraprende una visione certa del futuro. Puntiamo sulle imprese, dicendo no alla concorrenza sleale, perché crediamo nelleconomia sociale di mercato, altrimenti non cè benessere.
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