I contributi sono quella parte della retribuzione dei lavoratori dipendenti o del reddito di lavoro dei lavoratori autonomi, che è destinata al finanziamento di prestazioni previdenziali (pensione) o assistenziali (infortuni, malattie). Senza il versamento dei contributi, non avremmo diritto a tutta una serie di prestazioni indispensabili, in caso di una sospensione del lavoro o della sua interruzione per raggiunti limiti di età. Maturare i contributi Inps non servirà quindi solo a farci percepire un giorno una pensione, ma a guadagnare il diritto a tutta una serie di prestazioni indispensabili durante la nostra vita lavorativa.
Com’è noto, per i lavoratori dipendenti il prelievo dei contributi avviene direttamente dalla busta paga. In altri termini il datore di lavoro trattiene una somma dalla retribuzione che poi versa all’Inps. Il contributo è obbligatorio in quanto dovuto per legge. Gli eventuali accordi tra le parti per non pagare la contribuzione non hanno valore. I contributi vengono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda: una parte è a carico dell’azienda ed una parte è a carico del lavoratore. Più precisamente la contribuzione dovuta dal datore di lavoro è pari ai due terzi del totale e quella a carico del lavoratore dipendente è pari ad un terzo.
La retribuzione è costituita da tutto ciò che il lavoratore percepisce in danaro o in natura, al lordo di qualsiasi contributo e trattenuta (contribuzione obbligatoria a carico del lavoratore, trattenuta fiscale e ogni altra ritenuta). Il versamento dei contributi all’Inps, da parte dei datori di lavoro, deve essere effettuato con periodicità mensile. L’Inps accreditata la contribuzione versata dall’azienda sulla posizione assicurativa dei lavoratori interessati. L’ente previdenziale accertata l’evasione contributiva da parte del datore di lavoro, in base al principio del cosiddetto “
Il lavoratore che accerta la sussistenza di unomissione contributiva sulla propria posizione assicurativa per periodi retroattivi inferiori ai 10 anni, può presentare all’Inps, anche tramite un patronato, regolare denuncia, attraverso la prevista modulistica unitamente alla relativa documentazione in suo possesso, attestante il regolare rapporto di lavoro.
Se sono passati meno di 5 anni, allora la situazione è più facile da gestire: il lavoratore deve informare immediatamente lInps che, insieme allAgenzia delle entrate, provvederà a effettuare la verifica dei versamenti del datore di lavoro.
Se i contributi non versati risalgono a più di 5 anni prima, allora diventa tutto più complicato, perché cadono in prescrizione. Questo significa che l’Inps non può iniziare l’azione di recupero verso l’azienda. Nemmeno il datore di lavoro potrebbe, se lo volesse, sanare “
In questo caso si possono tentare due strade: lazione giudiziaria o la domanda di riscatto.
Nel caso dellazione giudiziaria, il lavoratore danneggiato può citare in giudizio il datore di lavoro per il risarcimento del danno. Lo prevede il Codice civile, che indica limprenditore come responsabile della mancata contribuzione e, di conseguenza, del danno subìto dal lavoratore. I tempi della giustizia però, in questi casi, sono lunghi. Inoltre, un orientamento ormai consolidato della magistratura, fa sì che questazione legale venga intrapresa solo quando il danno per il lavoratore si manifesti realmente, cioè quando arriva concretamente il momento di andare in pensione.
Laltro possibile rimedio al danno subìto consiste nel chiedere il riscatto dei periodi di lavoro scoperti dal punto di vista previdenziale. Percorrendo questa strada, il lavoratore si vedrà riconoscere dall’Inps una rendita, dimporto pari alla pensione o alla quota di pensione che sarebbe spettata al lavoratore in base ai contributi omessi. Anche in questo caso, però, gli svantaggi non mancano: il lavoratore deve, infatti, versare una somma di denaro, in genere molto onerosa. Si può procedere con la domanda di riscatto solo a determinate condizioni: una di queste consiste nel provare l’esistenza del rapporto di lavoro, fornendo documenti con data certa, come, ad esempio, le lettere di assunzione o di licenziamento, le buste paga o gli estratti di libro paga; non valgono le prove testimoniali, gli atti di notorietà o le dichiarazioni del datore di lavoro fatte ora, per allora. Fanno eccezione i periodi di servizio nelle amministrazioni pubbliche che, invece, possono essere documentati anche con dichiarazioni rilasciate dagli enti interessati. Unaltra condizione imprescindibile è quella di essere stati iscritti allInps durante il periodo in cui il datore non ha versato i contributi. Questo vuol dire che i periodi di lavoro coperti da altri enti contributivi, come ad esempio lInpdap, non sono riscattabili.
Per qualsiasi problematica attinente largomento trattato, o per altra questione di natura previdenziale, il Patronato 50&Più Enasco (Brescia, via Giuseppe Bertolotti, 1 – 2° piano, tel. 030.3771785) offre tutta la consulenza e lassistenza necessarie.