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Confcommercio, confermata la staticità dell'economia italiana

Il commento di Confcommercio sui dati Istat sulla PIL di ottobre 2025

Nel terzo trimestre del 2025 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dello 0,4% in termini tendenziali. Così l’Istat nelle stime preliminari (link al documento completo in pdf), nelle quali specifica che la variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, di una diminuzione in quello dell’industria e di una stazionarietà in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2025 è pari allo 0,5%.

Confcommercio: “Si conferma la staticità dell’economia italiana”

Commentando i dati dell’Istat, il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, ha sottolineato che “il dato preliminare sull’andamento del Pil nel terzo trimestre conferma il permanere di una sostanziale staticità dell’economia italiana che, negli ultimi due anni è mezzo, è tornata ai deludenti profili di sviluppo pre-pandemici (dal primo trimestre del 2023 ad oggi la crescita è stata solo dell’1%). La stima (0,0% congiunturale e + 0,4% tendenziale, peggiore delle nostre previsioni, 0,2% e 0,6%) si inserisce in un contesto europeo complessivamente poco dinamico che pure presenta qualche significativa differenza”.

“Per esempio – ha detto Bella – se l’Italia e la Germania sono praticamente ferme, la Spagna e la Francia mostrano andamenti migliori. Quello che continua a mancare all’economia italiana è il contributo della domanda interna e, più precisamente, della spesa delle famiglie. Andamento che, anche alla luce dei buoni dati sul mercato del lavoro di settembre e dell’andamento dell’inflazione ampiamente sotto controllo, oltre a un reddito disponibile reale in recupero, sembra trovare sempre meno ragioni nelle variabili economiche fondamentali, mentre assumerebbero valore interpretativo le dimensioni psicologiche che implicano, al di là di oscillazioni transitorie, una scarsa fiducia sul futuro“.

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