Secondo i dati preliminari Istat (link al documento in pdf), ad aprile l’inflazione in Italia torna a salire: l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dell’1,2% su base mensile e del 2,8% su base annua, in accelerazione rispetto al mese precedente. La crescita dei prezzi è trainata soprattutto dal forte rialzo dei beni energetici, sia regolamentati sia non regolamentati, e dall’aumento degli alimentari non lavorati. In rallentamento, invece, i servizi, in particolare trasporti e attività ricreative.
L’inflazione di fondo rallenta all’1,6%, segnalando una minore pressione sui prezzi al netto di energia e alimentari freschi. Nel complesso, i beni accelerano in modo marcato, mentre i servizi frenano, riducendo il divario tra i due comparti. Aumentano anche i prezzi dei beni di largo consumo e dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, con un impatto diretto sulle spese delle famiglie. L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al 2,4%, mentre l’indice armonizzato europeo segna un +2,9% su base annua.
Confcommercio: “Un aumento che preoccupa”
Il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, ha osservato che “il netto aumento registrato dall’inflazione ad aprile, sia in Italia sia in Europa, che avvicina il tasso di variazione dei prezzi al consumo alla soglia 3% è innegabilmente un elemento di preoccupazione. Le spinte al rialzo degli energetici, che al momento impattano essenzialmente sui prezzi del trasporto e dell’abitazione, se protratte rischiano di diffondersi lungo le diverse filiere, soprattutto su quelle più direttamente influenzate dai costi del trasporto e dell’energia, e comprimere la capacità di spesa delle famiglie e i consumi. Al momento, però, le dinamiche dell’inflazione di fondo, rilevanti anche per le scelte di politica monetaria, sono sostanzialmente in linea con i target della BCE”.