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Confcommercio, Italia tra ripresa e incertezze globali

La congiuntura economica di Confcommercio pubblicata ad aprile 2026

Il prolungarsi della crisi in Medio Oriente, i cui effetti al momento sembrano circoscritti alla ripresa dell’inflazione, rende più complessa la lettura del quadro congiunturale e degli sviluppi nel breve periodo. I darti contenuti nell’ultimo numero della Congiuntura Confcommercio (link al documento integrale in pdf). Gli indicatori in “alta frequenza”, relativi ai primi mesi del 2026, indicano come l’economia italiana sia entrata nel nuovo anno con una confortante dinamicità.

Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “seppure con segnali d’indebolimento delle dinamiche occupazionali e con l’ormai strutturale fragilità dell’industria, arrivata a un punto di stallo, la domanda delle famiglie e il positivo andamento del turismo, sia italiano sia straniero, avevano generato importanti spunti di recupero che, nelle nostre stime, si sarebbero tradotti in una crescita congiunturale del PIL nel primo trimestre del 2026 pari a tre decimi di punto”. I riflessi di queste moderate spinte al miglioramento, legati principalmente alle attività dei servizi, sembrano essere proseguiti anche ad aprile, mese in cui si stima una variazione del PIL dello 0,3% su marzo e dell’1,3% sullo stesso mese del 2025. Ad oggi, quindi, la “catastrofe” della crisi del petrolio e delle materie prime energetiche apparterrebbe più alla dimensione mediatica che all’economia reale. Sulla debolezza della fiducia degli operatori, per adesso prevale la solidità dei fondamentali economici: occupazione ai massimi, inflazione ancora sotto controllo, crescita del reddito disponibile reale.

Di conseguenza, la domanda delle famiglie nella metrica dell’ICC ha registrato una crescita dell’1% tendenziale nel primo trimestre. Tuttavia, questo favorevole risultato non costituisce una garanzia di tenuta dell’attuale profilo nel futuro prossimo. Infatti, l’accresciuta propensione al consumo da parte delle famiglie, con effetti positivi finalmente anche su segmenti come l’automotive da tempo in sofferenza, rischia, sulla scorta del possibile aumento dell’inflazione e del peggioramento della fiducia, di conoscere nel breve periodo una brusca frenata con impatti negativi sull’attività economica e sull’occupazione.

L’inflazione – ha aggiunto Bella – stando alle nostre stime, dovrebbe registrare ad aprile una variazione congiunturale dello 0,7% portando la crescita su base annua al 2,3%, il dato più altro da novembre 2023. Anche nell’ultimo mese la ripresa dell’inflazione appare legata principalmente agli effetti delle turbolenze dei prezzi degli energetici. La sostanziale stabilizzazione rilevata negli ultimi giorni nei prezzi della materie prime energetiche non attenua, peraltro, i timori di un possibile trasferimento, nel breve periodo, degli impulsi anche ad altre filiere. Allo stato attuale è impossibile individuare le tempistiche e le modalità con cui verrà risolto il conflitto. L’incertezza amplifica la volatilità dei mercati e le preoccupazioni riguardo a potenziali problemi legati agli approvvigionamenti”.

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