I dati della Congiuntura Confcommercio (link al documento in pdf) indicano che nei primi nove mesi del 2024, il PIL cresce dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2023, una performance che si prevede possa ripetersi anche nell’ultimo trimestre dell’anno. Tuttavia, l’anno si chiuderà probabilmente con un tasso di crescita complessivo di +0,6%, lontano dall’obiettivo dell’1% inizialmente previsto. La crescita del PIL è influenzata da un numero maggiore di giorni lavorativi (circa due decimi di punto di incremento), ma non ci sono indicazioni di una ripresa robusta che possa far raggiungere un risultato più alto.
I segnali di debolezza nel mercato del lavoro si confermano, con un rallentamento nella crescita dell’occupazione. La stima per settembre evidenzia un arresto del trend positivo. Anche la produzione industriale continua a mostrare segnali di debolezza, una delle componenti più preoccupanti di questo scenario economico stagnante. Le presenze turistiche a settembre segnano una variazione negativa, con un calo significativo della componente italiana, che si attesta su un -4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La “stagnazione” nei consumi è uno dei principali fattori di freno alla crescita. A ottobre si stima una variazione negativa dell’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC), con una riduzione dello 0,5% nel dato destagionalizzato. Nonostante ciò, il dato tendenziale grezzo segna una modesta crescita (+0,4%).
Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “
A ottobre 2024 lIndicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha mostrato una variazione dello 0,4% rispetto allo stesso mese del 2023 . Il dato è sintesi di una crescita sia della domanda per i beni (+0,4% nel confronto annuo) sia di quella relativa ai servizi (+0,3%). Il lieve miglioramento registrato su base annua non modifica il quadro dinsieme di una situazione in cui la domanda delle famiglie stenta a indirizzarsi in un percorso di vera crescita, contribuendo a mantenere basso il profilo di sviluppo delleconomia. Le difficoltà sono certificate anche dal dato congiunturale che segnala una riduzione dello 0,5% su settembre.
Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo[1], si stima per il mese di novembre 2024 una variazione nulla dellindice in termini congiunturali e una crescita dell1,4% su base annua. La tendenza al rialzo, su base annua, è in linea con le attese, in quanto frutto sostanzialmente di un effetto base, e consolida la stima di una crescita dei prezzi al consumo prossima all1% nella media del 2024. Il permanere dellinflazione su valori storicamente bassi, le variazioni congiunturali sono da quasi un biennio molto contenute, non sembra aver attenuato i timori e la prudenza delle famiglie. Gli aumenti del reddito reale delle famiglie, derivanti anche dalla progressiva crescita delloccupazione e dai rinnovi contrattuali, non hanno al momento determinato quella ripresa dei consumi necessaria a innescare impulsi positivi allo sviluppo del Paese.