A risentire maggiormente dellimpennata dei costi energetici ci sono sicuramente il settore ricettivo e quello della ristorazione, che negli ultimi mesi stavano ricominciando a respirare grazie alla fine delle limitazioni attuate durante la fase più critica della pandemia ed alla ripresa del turismo. Lo rileva Confcommercio Lombardia.
La fiammata inflazionistica generata dallaumento dei costi energetici fino a questi giorni è stata assorbita grazie ai grandi sforzi di molti piccoli imprenditori, spesso con un coinvolgimento diretto della propria famiglia nellesercizio di alcune mansioni, ma per lautunno e inverno, alle condizioni attuali, questa rischia di trasformarsi in una missione impossibile.
Nel settore alberghiero cè chi sceglie di concentrare gli ospiti in alcuni piani delle strutture per risparmiare costi energetici. Una soluzione comunque non alla portata di tutti, ma solo degli operatori con a disposizione strutture più organizzate.
Tra gli operatori dei pubblici esercizi inizia a serpeggiare lidea di calibrare le aperture, valutando giorni e fasce orarie specifiche in base alle caratteristiche della propria attività e del territorio in cui si opera. In alcune località turistiche, inoltre, alcune attività stagionali chiuderanno i battenti, rinunciando di fatto al lavoro delle prossime settimane, per non subire un danno economico.
Una situazione estremamente difficile che riguarda tutte le categorie del terziario nazionale come evidenziato dallUfficio Studi di Confcommercio, che stima una spesa in energia di 33 miliardi di euro (6,5 in Lombardia), rispetto agli 11 miliardi del 2021, con 120.000 imprese e 370.000 posti di lavoro a rischio nel primo semestre del 2023.