La vicepresidente con delega al lavoro e alla bilateralità di Confcommercio – Imprese per l’Italia, Donatella Prampolini, ha tenuto una conferenza stampa dedicata ai temi del salario minimo e al Contratto collettivo nazionale del terziario, distribuzione e servizi in vista delle trattative con i sindacati per il rinnovo della parte normativa. A proposito del Ccnl, Prampolini ha osservato che Confcommercio ha tutto l’interesse a chiudere il rinnovo in un contesto di consumi stagnanti e inflazione. “
A proposito del salario minimo, Prampolini ha chiarito numeri alla mano che nel commercio i salari non sono sotto la soglia “psicologica” dei 9 euro.
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Rispetto alla proposta di un salario minimo per legge, Confcommercio ritiene che la risposta giusta sia nel rafforzamento della contrattazione collettiva esercitata dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative che già svolge il ruolo di autorità salariale, anziché sottrarre autonomia negoziale alle parti sociali. Una contrattazione che da sempre ha garantito la più equa retribuzione per i lavoratori attraverso un trattamento economico complessivo che ricomprende la sanità integrativa, la previdenza complementare e i servizi della bilateralità territoriale. Si tratta, dunque, di agire per la valorizzazione erga omnes di tali sistemi di contrattazione.
Servono, inoltre, misure di riduzione strutturale del costo del lavoro. La crescita dei salari che dipende anzitutto dal rafforzamento della dinamica della produttività potrebbe essere sostenuta da incisive misure di riduzione del cuneo fiscale e contributivo gravante sui redditi da lavoro e da interventi di detassazione degli aumenti contrattuali. In questa direzione Confcommercio condivide le proposte di piena detassazione fino a 6.000 euro dei premi di risultato nonché delle erogazioni previste dalla contrattazione di secondo livello, così come la previsione di unimposta sostitutiva sugli incrementi retributivi corrisposti al prestatore di lavoro per effetto del rinnovo del CCNL applicato, qualora sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Occorre, poi, avanzare sul terreno della misurazione della rappresentatività a partire da quella delle organizzazioni dei lavoratori. In tal modo, anche nel settore privato, per ciascun CCNL, sarà possibile avere il valore effettivo del peso delle organizzazioni sindacali stipulanti i contratti collettivi. Dopodiché, sarà necessario individuare altresì dei criteri di calcolo della rappresentatività delle organizzazioni dei datori di lavoro: unattività per la quale è ancora necessario proseguire con linterlocuzione già avviata dalle Parti Sociali in sede CNEL.
Infine, va risolta la questione della perimetrazione settoriale, determinante ai fini dellindividuazione della contrattazione collettiva di riferimento per ciascun settore. Una questione particolarmente complessa in quei settori dove si sovrappongono contratti collettivi che insistono nel medesimo campo di applicazione, sebbene stipulati da federazioni sindacali afferenti alle medesime confederazioni. In questo ambito, secondo Confcommercio la misurazione della rappresentatività delle confederazioni e associazioni datoriali impone dei criteri di computo più articolati e soprattutto stabiliti dalle Parti Sociali stesse, anziché attraverso lintervento del legislatore, riprendendo la discussione già avviata tra organizzazioni datoriali e sindacali presso il CNEL.