Dopo il calo fatto registrare nell’ultimo mese del 2025, nel gennaio scorso le vendite al dettaglio hanno fatto segnare una crescita sia in valore che in volume (rispettivamente +0,6% e +0,4%), rispetto al mese precedente, mentre rispetto allo stesso mese dello scorso anno c’è un aumento del 2,3% in valore e dello 0,9% in volume. Lo ha comunicato l’Istat nelle sue stime preliminari (link al documento completo in pdf) aggiungendo che su base mensile l’aumento riguarda soprattutto i beni alimentari (+1,1% in valore e +0,9% in volume), mentre è modesto per quelli non alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume). A livello tendenziale l’incremento è invece più consistente per i beni alimentari (+3,9% in valore e +1,5% in volume) e meno marcato per i non alimentari (+1,2% in valore e +0,4% in volume).
Rispetto a gennaio 2025, il valore delle vendite è in forte aumento per la grande distribuzione (+4,1%) e il commercio elettronico (+4,6%), mentre cresce in misura modesta per le imprese operanti su piccole superfici (+0,2%) ed è in calo al di fuori dei negozi (-1,7%).
Confcommercio: “Primi segnali incoraggianti per il 2026”
Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “il dato sul positivo andamento delle vendite di gennaio consolida la fondata impressione di un inizio del 2026 piuttosto favorevole per l’economia italiana. I consumi restano una discreta incognita, ma l’incremento delle vendite sia a valore sia a volume nel primo mese dell’anno contribuisce a dissipare qualche dubbio. Almeno, non si può escludere che nel 2026 un sostegno alla crescita possa venire dalla componente della domanda delle famiglie, dati i redditi reali crescenti e l’occupazione ai massimi. In questo contesto permangono, purtroppo immutati, i soliti elementi di fragilità, tra i quali il più rilevante è ancora la riduzione del volume d’affari dei negozi di prossimità”.
Bella ha poi osservato che “per quanto riguarda il contesto internazionale, ovviamente il problema principale è costituito dalle potenziali recrudescenze dell’inflazione con contestuale riduzione del potere d’acquisto dei redditi e dei risparmi accumulati. Nel passato recente, tuttavia, molti sistemi economici – tra cui quello italiano – hanno ben reagito a shock esogeni avversi. Ciò suggerisce oggi di non enfatizzare troppo la portata degli eventi, la cui durata e intensità sono, peraltro, imprevedibili”.