Inversione di marcia a gennaio per le vendite al dettaglio, che dopo il buon risultato di dicembre scendono dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume rispetto al mese precedente, mentre su base annua cè un aumento dell’8,4% in valore e del 7,3% in volume. Nel trimestre novembre 2021-gennaio 2022, le vendite al restano stazionarie in valore e calano dello 0,5% in volume.
Secondo le stime preliminari dellIstat (i dati completi), nel confronto con dicembre 2020 calano tanto le vendite dei beni alimentari (-0,1% in valore e -0,7% in volume) quanto quelle di beni non alimentari (-0,8% in valore e in volume). Allaumento su base annua contribuiscono soprattutto le vendite di beni non alimentari (+14,2% in valore e +14,8% in volume), con in testa i Prodotti farmaceutici (+30,2%), seguiti da Giochi, giocattoli, sport e campeggio (+21,6%) e Abbigliamento e pellicceria (+20,5%). Le vendite dei beni alimentari, invece, aumentano di poco in valore (+2,2%) e scendono in volume (-1,6%). Rispetto a gennaio 2021, il valore delle vendite al dettaglio cresce per la grande distribuzione (+6,1%), le imprese operanti su piccole superfici (+12,5%) e le vendite al di fuori dei negozi (+4,2%) mentre diminuisce il commercio elettronico (-2,1%).
Confcommercio: a rischio la ripresa dei consumi
“Come atteso, a gennaio 2022 le vendite al dettaglio hanno evidenziato una riduzione congiunturale. La ripresa rischia di spegnersi, a partire proprio dai consumi. Così lUfficio Studi di Confcommercio che sottolinea che non devono ingannare le variazioni registrate su base annua da alcuni segmenti di consumo non alimentare frutto del confronto con un mese in cui nel 2021 erano ancora molte le attività, ed i territori, sottoposti a forti restrizioni. Le maggiori opportunità che si hanno oggi rispetto a un anno fa di realizzare gli acquisti nei luoghi fisici si leggono anche nei segnali di rallentamento rilevati per il commercio on line, dopo le forti crescite degli ultimi due anni, peraltro concentrate proprio nellambito dei beni.
Le riduzioni congiunturali e il rallentamento nei tassi tendenziali, che si osservano in un contesto in cui i livelli di spesa non hanno affatto recuperato i valori del 2019, rischiano di proseguire e di peggiorare nei prossimi mesi. Le consistenti pressioni sui prezzi, a partire dai costi dellenergia, sono destinate a depotenziare lipotesi di trasformare buona parte della ricchezza liquida accumulata durante la pandemia in consumi reali, vero propellente per la crescita prevista per il 2022. Considerando anche le recenti tensioni internazionali, che non giovano certo al rilancio della propensione al consumo, si avvia il processo di revisione al ribasso delle valutazioni sul PIL dellanno in corso. Lincertezza non è sul verso delle revisioni quanto piuttosto sullentità del ribasso. Nelle condizioni attuali appare ottimistico anche un target al 3,9-4%, conclude lUfficio Studi.
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